Da oltre 60 anni al servizio della comunità

Vi è mai capitato di trovarvi in un ascensore insieme a delle persone sconosciute e di osservarle nei loro movimenti per coglierne qualche peculiarità?

O di essere ascoltati e compresi da qualcuno anche se non state dicendo nulla?

Quando questa particolare condizione accade vuol dire che vi è in atto un’ascolto attivo. Ciò si manifesta quando ascoltare significa non solo essere presenti fisicamente ma anche psicologicamente e socialmente nei confronti delle persone che abbiamo di fronte.

Appare evidente come non sia tanto la parola la protagonista di questa comunicazione quanto piuttosto il corpo, le emozioni, le sensazioni e tutto ciò che costruisce la  nostra comunicazione non verbale.

Questo tipo di comunicazione è molto importante nel momento in cui ci rivolgiamo a una persona in lutto: con la posizione del corpo ad esempio, manifestiamo il valore che diamo all’interlocutore, che può essere più o meno protesa per esprimere più o meno vicinanza, oppure dal tono della voce che usiamo, dai movimenti delle mani, da un abbraccio dato nel momento giusto può cambiare la relazione con l’altro.

Ed è per questo che cerchiamo, nel nostro lavoro,  di cogliere tutte quelle esigenze che le persone, in un momento così complesso e delicato, non riescono ad esprimere a parole perché ascoltare vuol dire, sopratutto, cogliere le emozioni.